Le aspettative legate al passaggio da una generazione hardware alla successiva costituiscono uno tra gli aspetti più interessanti della fase in questione. Si tratta di un argomento naturalmente sfaccettato, dato che coinvolge una moltitudine di individui, ma è possibile ricondurne la fenomenologia al prodotto di due fattori chiave: il modo in cui le creazioni in commercio informano le opinioni dei consumatori, e la direzione che la comunicazione degli addetti ai lavori imprime al medium stesso.
Si potrebbe essere portati a credere che le due cose vadano di pari passo, che si foraggino a vicenda e che quindi le tendenze dell’industria riflettano i desideri dei giocatori. Questo, in realtà, è il punto di arrivo di un processo induttivo: per chi crea tanto i videogiochi quanto gli apparati tecnologici che li supportano, è relativamente semplice stabilire quali aspetti dei loro prodotti possano migliorare in maniera percettibile a fronte della minore spesa; da questo tipo di valutazione scaturisce un approccio alla produzione che si protrae finché il rapporto di sostenibilità appena delineato resta valido. In altre parole, più sono evidenti i progressi agli occhi del consumatore finale, più le aspettative di quest’ultimo si concentrano sui fattori che ne beneficiano, naturalmente a discapito di altri.
È importante insistere sul rapporto di sostenibilità perché ha sempre costituito il fondamento pratico della comunicazione nell’industria del videogioco: mettere sistematicamente in primo piano determinati argomenti (quello a cui più di frequente si pensa è la componente grafica), con tutte le variazioni che il corso del tempo ed i progressi tecnico/artistici attribuiscono loro, significa creare negli utenti dei desideri che poco hanno a che vedere con la consapevolezza del discorso convenienziale cui fanno capo. Ma come si rapporta l’aspettativa con l’effettivo venir meno di tale discorso?
Non si tratta di una domanda ipotetica. All’alba della nona generazione di console, appaiono evidenti le crepe strutturali del rapporto di sostenibilità: una è di natura squisitamente tecnica, e fa capo al raggiungimento di una fedeltà visiva tale che progressi di modesta entità richiedono oramai investimenti gravosi, sia in termini di denaro che di manodopera intellettuale e materiale. A riprova di ciò, il distacco visivo tra le piattaforme attuali e quelle a venire risulta essere, probabilmente, il meno marcato a cui si sia mai assistito. Pertanto, l’attenzione dell’industria si è spostata con decisione verso un discorso di efficienza finalizzato a trasformare l’attuale stato dell’arte in uno standard produttivo facilmente conseguibile: ci si adopera per realizzare architetture hardware che non abbiano “colli di bottiglia” (si pensi all’adozione precipua dei drive SSD), mentre gli ingegneri del software escogitano soluzioni scaltrissime pur di rendere gestibili in tempo reale tecniche proprie della computer grafica più avanzata (v. raytracing e derivati).
Tuttavia, i vantaggi investono perlopiù le metodologie produttive e l’esperienza intrinseca del giocare, elementi che al contrario delle semplici comparazioni tra screenshots, non hanno il beneficio dell’evidenza immediata. Uno sguardo ragionato alle specifiche e alle dichiarazioni degli sviluppatori fa capire come al giorno d’oggi il progresso abbia diverse cartine di tornasole: la riduzione (ove non l’azzeramento) dei tempi di caricamento; la transizione in tempo reale tra ambienti o addirittura mondi completamente diversi; il potersi muovere attraverso livelli progettati in maniera puramente creativa, senza patemi sulle performance; il poter consultare risorse utili o interagire con altri utenti senza interruzioni nel flusso di gioco; la presenza di feedback sonori e tattili che rafforzano il senso di partecipazione all’esperienza del mondo virtuale, e tanto altro.
Convincere l’utente finale a sospendere l’incredulità ed investire in queste promesse è una sfida tutt’altro che banale, per certi versi anche ingigantita dalle circostanze di un mondo post COVID-19, e tanto Sony quanto Microsoft hanno vistosamente faticato ad affrontarla. Si parla però di un problema destinato a risolversi da sé nel momento in cui tutto questo sarà effettivamente a disposizione dei consumatori.
In un momento così particolare, l’atteggiamento dell’editoria di settore non ha aiutato a far chiarezza su questo cambio di paradigma. Al contrario, la quasi totalità delle testate ha funto da cassa di risonanza per ogni sorta di informazione, fondata o meno, in grado di agitare l’onda della reazione popolare ed incrementare le statistiche dei social network. Ne avranno forse beneficiato i numeri ma non certo la credibilità di un’area editoriale già abbondantemente svilita sotto vari aspetti, siano essi l’approccio alla notizia o il tenore delle reazioni suscitate in un pubblico confuso e male informato. Si è persa una preziosa opportunità per razionalizzare gli eventi recenti dell’industria, per tornare a parlare del rapporto di sostenibilità e delle altre trasformazioni a cui andrà incontro, ma anche di come Nintendo abbia a più riprese affrontato la questione dirimendola nell’unico modo possibile, ossia educando i giocatori al cambiamento nel corso delle generazioni.
Una missione non dissimile è alla portata della stampa. Si tratta di espandere l’idea comune di “evoluzione” in direzioni diverse da quelle a cui ci siamo lungamente abituati, di scardinare preconcetti datati contestualizzando le informazioni in modo diverso, un modo che abbia ben presente il senso di certe soluzioni di design, sia lato hardware che software. E quel senso, nel momento storico che stiamo attraversando, pare rintracciarsi nel passaggio dal mero dettaglio grafico all’elemento sensoriale tout court quale oggetto dell’evoluzione percettibile che citavamo in apertura. La dove ancora pochi utenti riconoscono la serietà di questa transizione (e tra questi anche i più sagaci coltivano nondimeno incertezze e ritrosie), è quasi ironico constatare come nel reame della sensorialità rientri comodamente quella VR che da futuristica frontiera, oggi somiglia sempre più ad un gradino intermedio; effetti ben più impressionanti si manifesteranno nel momento in cui l’Intelligenza Artificiale, anziché affacciarsi timidamente come ha fatto sinora, irromperà con forza nei quartieri del game design.
Con buona pace di chi, impugnando la penna, si trovi ad essere coinvolto in questi obiettivi, compiendo notevoli sforzi non soltanto di auto-istruzione ma anche di immaginazione e visione, parliamo dell’unica vera strada aperta ad un’editoria che voglia davvero tornare ad essere risorsa importante per un’industria in chiaro affanno comunicativo, nonché per il pubblico - cosa che al momento è molto meno di quanto non voglia ammettere. Rendersene conto sarebbe già di per sé un’opportunità da non sprecare.