Sony, l'incertezza
di un leader
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Che il passaggio alla nona generazione di console, ormai ufficialmente avvenuto, si sia consumato in circostanze particolari non è certo un segreto. Abbiamo visto i grandi produttori di hardware in chiaro scompiglio nel disporre le proprie strategie comunicative, i dettagli ufficiali arrivare in maniera frammentaria ed interlocutoria, ed i flussi informativi collaterali (perlopiù chiacchiere da social network) ricevere un’attenzione senza precedenti da vetrine che al contrario avrebbero dovuto filtrarli. Il risultato è stato un abbondare di analisi, disamine e teorie che alimentandosi a vicenda, hanno creato un falso senso di confusione e l’altrettanto fittizia necessità di districarvisi.
Benché i nuovi hardware siano già tra noi, passerà ancora un po’ di tempo prima che gli effetti di questo fenomeno vengano a dissiparsi; le evidenze che giungeranno dai confronti tra performance e dai dati di vendita, infatti, tenderanno comunque a scontrarsi con i preconcetti maturati nel corso dell’anno e con le conseguenti distorsioni interpretative, plausibilmente amplificate dal contributo della stampa di settore. Per evitare di essere investita dal processo, alla critica spetta l’onere di volgere lo sguardo altrove, verso quegli scenari futuri che già costituiscono il focus strategico degli artefici dell’industria; s’impone, a tal proposito, l’essere quanto più limpidi possibile nell’individuazione delle premesse. Fortunatamente, delineare la situazione generale e la posizione dei vari attori non richiede grandi sforzi.
Microsoft sta investendo con forza sul modello della distribuzione digitale, fondando la propria strategia sull’offerta di un vasto ed aggiornato catalogo di giochi attraverso il servizio in abbonamento Xbox Game Pass. La libreria si avvale non solo dell’integrazione tecnologica tra più generazioni di console (v. retrocompatibilità), ma anche del contributo di ben 21 studios interni, molti dei quali acquisiti negli ultimi 12 mesi, tra cui Obsidian, Ninja Theory, InXile, Asobo e la totalità di Bethesda Game Studios. Integrando i cataloghi Xbox e PC in un unico contenitore, Microsoft ha di fatto risolto la storica contraddizione del suo business console, affrancando i propri utenti dalla necessità di acquistare separatamente i titoli che desiderano, first party o meno. Benchè il gigante di Redmond abbia manifestato l’intenzione di espandersi ancora, preferibilmente nell’ambito della gaming industry Giapponese, Game Pass dispone già di robuste fondamenta in grado di assicurare al servizio un costante rafforzamento, in contenuti ed appeal, sul lungo corso.
Lo status quo di Nintendo è il brillante approdo di una strategia antica, mirata a scindere la qualità del software dalla sua sofisticazione visiva. Si tratta di un’idea che rende lo sviluppo dei giochi e delle console altamente sostenibile, e che nel caso di Switch rintraccia forse la quadratura ideale: una piattaforma portatile o stazionaria all’occorrenza, senza dipendenza alcuna tra le due configurazioni, su cui IP dal fascino senza tempo continuano a rinnovarsi e a brillare. La fedeltà del pubblico, peraltro, ha garantito alla console una base installata tale da far rifiorire il feeling tra Nintendo e le terze parti (complice un opportuno alleggerimento delle storiche politiche di censura), a tutto vantaggio dei proventi. È logico pensare che l’azienda di Kyoto voglia proseguire su questa strada, forte del potere aggiornare l’hardware di Switch senza ansia alcuna rispetto alle tempistiche della concorrenza; d’altro canto, una revisione a breve termine si impone alla luce degli annosi problemi costruttivi - ora anche legali - dei JoyCon. Inoltre, aspetti quali il gioco online ed il catalogo retro su eShop attendono ancora di essere rivisti in chiave più moderna e redditizia, benché sinora il quadro economico generale non giustifichi il dar loro particolare priorità.
Altre realtà naturalmente proiettate verso orizzonti di continuità o di crescita sono quelle del gioco mobile, caratterizzato da un costante rimescolarsi di contenuti che fa spazio a produzioni di ogni genere, e del gioco in streaming, che a fronte di avvii molto claudicanti da parte di giganti dell’IT quali Google e Sony, sembra prossimo a raggiungere livelli di usabilità tali da giustificarsi commercialmente. Questo brevissimo accenno racchiude in maniera sin troppo succinta un numero enorme di realtà produttive, ma serve a collocare quanto si dirà di seguito nell’ampio quadro industriale a cui in verità appartiene.
Perché nell’ottica di ciò che verrà, le prospettive a lungo termine di Sony sono ancora in parte da decifrare. Conosciamo bene il punto di partenza: parliamo dell’attuale leader del settore console, reduce da un successo imponente segnato da un’offerta commerciale molto vantaggiosa, e da un crescendo qualitativo importante sul fronte delle produzioni interne, classiche o nuove che siano. Gli stessi punti di forza fanno storicamente capo al percorso di Nintendo, ed è naturale pensare che Sony intenda pervenire ad uno status analogo in un segmento dell’industria nettamente più impegnativo sul fronte degli investimenti; questa ambizione pone un problema di sostenibilità che segnerà, giocoforza, le politiche della corporazione Giapponese negli anni a venire, e di fronte al quale non si può dire di ravvisare una programmaticità - una visione pienamente strutturata.
Sony, dal canto suo, è consapevole della situazione ed ha già discusso pubblicamente alcune tra le misure che intende adottare in proposito: la principale consisterà nella crescita organica delle risorse di sviluppo, quindi in assunzioni presso i grandi studios interni da cui si spera possano maturare nuove realtà (siano esse divisioni o software house autonome) radicate nello stesso ethos qualitativo. Inoltre, si verificherà la disponibilità ad “entrare nella famiglia” di quegli sviluppatori che nel corso del tempo abbiano stabilito con Sony un rapporto di particolare intesa, benché in maniera sporadica e fortemente ponderata. Questo approccio dovrebbe garantire non soltanto un flusso di contenuti tale da mantenere alto l’interesse dell’utenza, ma anche il loro deprezzamento nel corso del tempo, fattore essenziale affinché la maggioranza dei consumatori possa tenere il passo in un quadro di generalizzato aumento dei prezzi di lancio del software.
Questa rimodulazione è ugualmente orientata al recupero di altri nodi strategici: PlayStation Now, il servizio di gioco in streaming che ormai da 5 anni integra la strategia digitale di Sony, ha compiuto notevoli progressi sul piano tecnico, ma non abbastanza da costituire un’alternativa accettabile all’esecuzione locale del software. E se da un lato il letterale dimezzamento dei prezzi ha contribuito a renderlo più appetibile (la libreria offre pur sempre oltre 700 titoli fruibili anche in multiplayer online senza dover passare da PS Plus), dall’altro l’esperienza d’uso resta macchinosa, a tratti addirittura disgiunta, assolutamente passibile di ristrutturazione sia nel front end che nel back end. Tra gli sforzi che Sony sta rivolgendo al gioco in streaming citiamo l’integrazione del servizio Now nella dashboard PS5, quindi l’accesso diretto alle sue funzionalità tramite l’interfaccia della console, senza dover passare da un’applicazione dedicata, e la maggior disponibilità di porting scaricabili e fruibili offline per gli utenti PC. Inoltre, l'acquisizione di Crunchyroll potrebbe trasformare un immenso portfolio di anime in un fortissimo bonus da abbinare all'acquisto del servizio. Tuttavia, è di ben altra entità la spallata di cui il servizio necessita: un’infrastruttura capace di eliminare problemi di lag e compressione video, specie se si vuol lasciare invariato il target dei 1080p a 60Hz; molti più contenuti dal catalogo legacy (PS1, PS2 e PS3); un’offerta economica ben distinta i cui vantaggi, sia rispetto a PlayStation Plus che ad Xbox Game Pass, siano comunicati al pubblico con inequivocabile chiarezza.
E poi ancora la Realtà Virtuale, tornata nel mondo console proprio grazie a PlayStation VR ma attualmente a rischio di stallo. L’arrivo di un nuovo headset che perpetri l’approccio “economo” del suddetto, con i dovuti sviluppi in termini di performance e facilità d’uso, risulterà essenziale affinché l’interesse generato in questi anni non si appiattisca del tutto. Del resto, il fatto che il medium abbia maggiori possibilità di raggiungere una certa massa critica nell’ambito dei Videogiochi non significa che non possa ramificarsi in prodotti di altro genere, raggiungendo per induzione anche altre categorie di pubblico. Continuare su questo percorso significherebbe, per Sony, impegnarsi a diventare un punto di riferimento per chiunque voglia realizzare e distribuire contenuti in VR di qualsiasi natura - quindi non solo giochi ma anche film a 360° ed esperienze interattive di carattere didattico o turistico.
Che così spesso ritorni l’ipotesi di abbandonare le piattaforme fisiche è chiaro indizio di come l’unico, vero elemento centrale nel futuro dell’intrattenimento digitale siano i contenuti quale elemento distintivo tra chi opera nel settore, e principale movente di scelta per i consumatori. La dove taluni continuano ad interrogarsi sul senso delle esclusività, gli scenari futuri del settore videogiochi sembrano ancora puntare saldamente i riflettori su quella diversificazione dell’offerta, sia in termini di contenuti che di esperienza d’uso, che continuerà ad animare la concorrenza come ha sempre fatto. E fin quando gli hardware proprietari avranno la capacità di rendere unica la “user experience”, è ragionevole supporre che per quanto inevitabile, la loro scomparsa non sia esattamente dietro l’angolo come spesso viene suggerito. Nel corso degli anni, Sony ha alimentato numerose possibilità di investimento nell’ambito di un mercato in costante accelerazione, e sempre meno indulgente in fatto di errori, sprechi e fallimenti; a fronte di risorse tutt’altro che illimitate, al gigante tecnologico toccherà presto l’onere di stabilire quali priorità andranno a formare la sua road map. Far rientrare tra queste una revisione delle recenti politiche di censura ed una rinnovata attenzione agli scenari dello sviluppo Giapponese sarebbe senz'altro d'aiuto