Senso e dignità
di Dallos
di Dallos
[ QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER PER
LA SERIE ANIME IN OGGETTO ]
Scovare DALLOS (1983) nel novero dei titoli meno pregevoli realizzati da Mamoru Oshii, quantomeno dal punto di vista della reputazione critica, solleva qualche interrogativo sul rapporto tra quest’ultima e la rilevanza effettiva di un’opera. Questa miniserie fantascientifica in 4 episodi non sembra godere di particolare stima presso il Web, ma si ha l’impressione che tale riscontro sia più legato ad una riscoperta tardiva, quindi lontana dalle sensibilità e dalle circostanze entro cui si originava, che non al riconoscimento della sua unicità in quel contesto storico. DALLOS è generalmente ritenuto l’iniziatore del fenomeno OAV (anime specificamente destinati alla vendita al dettaglio in VHS o Laser Disc), di conseguenza ha avuto un peso non indifferente nella maniera di distribuire anime in Giappone, dove l’abitudine prevedeva che quanto non espressamente destinato al formato televisivo passasse innanzitutto per le sale cinematografiche. Il nuovo approccio portava con sé diverse implicazioni sul fronte della produzione: idee relativamente compatte, sviluppabili nell’arco di pochi episodi o di un singolo mediometraggio, potevano vedere la luce contando su budget più elevati rispetto a quelli delle serie TV animate, a parità di minutaggio; ne conseguiva un livello qualitativo più alto, ma anche meno respiro a disposizione delle storie.
Gli autori dell'epoca non si lasciarono intimorire da questo, anzi, trovarono modo di sperimentare tematiche nuove (spesso anche forti o problematiche) senza i limiti ed i requisiti legati alla popolarità, al pubblico di riferimento o alla necessità di generare merchandise. Nello specifico di DALLOS, Hisayuki Toriumi e l’allora co-regista Oshii svilupparono la medesima premessa letteraria del romanzo “La Luna è una severa maestra” di Robert A. Heinlein (1966): in un futuro non troppo lontano, una comunità di operai stanziati nel lato oscuro della Luna lavora ogni giorno estraendo risorse da inviare alla Terra, una Terra rinata economicamente ed ecologicamente grazie allo sfruttamento del suo satellite naturale. Ma la vita nella colonia é organizzata alla stregua di una prigionia senza mura, e benché dispongano di tutto il necessario per vivere in maniera pressoché normale, una milizia armata terrestre vigila affinché gli abitanti non vaghino al di fuori di determinati luoghi. In breve tempo, il seme della ribellione germina nella terza generazione di coloni, quella meno legata alla Terra e ad ogni obbligo di gratitudine nei suoi confronti, e sorge un movimento di resistenza che entra in attrito con la milizia.
Partendo per la tangente evocata dalla premessa, l'anime vede la situazione precipitare con il rocambolesco rapimento di Melinda Hurst, ambasciatrice terrestre giunta nella colonia, da parte dei ribelli. In risposta al misfatto, il temibile comandante della milizia Alex Liger trasforma gli attriti con i ribelli in vera e propria guerriglia all'interno della colonia, e poi in scontro aperto tra le brulle distese lunari. Ai dissidenti non resta che ripiegare nei meandri di un cratere dove riposa DALLOS, struttura dall’origine sconosciuta che i coloni più anziani venerano quale protettrice del popolo lunare, pronta a ridestarsi in caso di bisogno. Mentre la milizia si fa strada all'interno del misterioso oggetto per raderlo al suolo (insieme a tutto ciò che rappresenta per i lunariani), l'improvvisa attivazione dei suoi laser difensivi comincia a mietere vittime in entrambe le fazioni, rendendo ancor più precari gli equilibri sul campo e preparando la scena per un conflitto a lungo termine. Quello che in un canonico anime robotico sarebbe stato un deus ex machina, insomma, si svela tutt'altro che tale, con interessanti implicazioni per l'eventuale prosieguo della vicenda. Sfortunatamente è proprio allora che DALLOS esaurisce la propria autonomia, con un’inquadratura della struttura dall'alto e l'accendersi di un bagliore energetico in corrispondenza dei suoi "occhi".
Non c’è da stupirsi che chiunque abbia speso un po’ d’inchiostro, digitale o meno, sulla miniserie abbia visto in questo epilogo un punto debole dell’opera. Parliamo tuttavia di un OAV, e per quanto plausibile sia che lo Studio Pierrot abbia provato a creare un prologo per qualcos’altro (magari un anime robotico in piena regola), va ponderata l’ipotesi che gli autori volessero invece soffermarsi sulle immediate conseguenze degli eventi, e far riflettere lo spettatore su determinate realtà. La prima tra queste riguarda il destino, ed ha a che fare col giovane protagonista Shun Nonomura: la sua parabola lo vede dapprima simpatizzare per la ribellione (è amico del suo leader, Dog McCoy, ed un abile meccanico), poi diventare custode di Melinda durante l’escalation dei conflitti, e infine testimone di un luogo noto soltanto ai coloni più anziani - il Mare delle Rimembranze, luogo di sepoltura dei costruttori della colonia nel lato chiaro della Luna. Vedendo per la prima volta la Terra ed il suo abbacinante rigoglio azzurro, Shun sente di dover combattere al fianco dei dissidenti, obbedendo a quella che descrive come una pulsione di cui ignora le eventuali conseguenze. A posteriori, echi di Ghost In The Shell (1995) risuonano in questo slancio sentimentale verso l’incertezza, lo stesso che sul finire portava il Maggiore Motoko Kusanagi a pronunciare quel fatidico “dove andrò? Non ne ho idea. La rete è vasta ed infinita”.
In secondo luogo c’è lo stesso Dallos, entità che non è difficile immaginare risvegliata nelle vesti del classico robot gigante dell’animazione giapponese, magari in relazione a Shun. Ma a questo sviluppo non assistiamo mai. Nella deriva realistica innescata da Nagai con Mazinger Z e da Tomino in Gundam insiste l'idea che le macchine siano un ausilio per l'uomo, un suo strumento; in DALLOS viene insinuato qualcosa di diverso su più fronti. Innanzitutto non sappiamo se l'entità sia in effetti robotica, se si tratti di una fortezza umana o aliena, né se agisca sotto un impulso in qualche modo cosciente. Di certo non gradisce essere disturbata dall'attività umana né appare come qualcosa di controllabile, neppure alla stregua dei mech umanoidi di Neon Genesis Evangelion (1995). Qual’è allora la natura di Dallos al netto di ciò che possiamo saperne? Come per i coloni lunariani, il nostro unico appiglio risiede nelle parole degli anziani, per i quali Dallos è un costrutto incomprensibile dai tratti divini - un idolo, simbolo di tutto ciò che è al di sopra dell’esistenza umana e ne condiziona le sorti. In maniera più o meno volontaria, poco rileva, gli autori qui spargono un seme di rottura rispetto al loro contesto e ai canoni dell’animazione fantascientifica.
Si direbbe che Oshii, grazie anche al contributo intellettuale di Toriumi che considerava e considera ancora oggi suo mentore, abbia intravisto il potenziale di queste suggestioni e le abbia rese il fulcro della propria poetica. Il succedersi di inquadrature statiche e meditative in Urusei Yatsura 2: Beautiful Dreamer (1984) sembra voler proseguire il discorso estetico iniziato con Shun Nonomura nel Mare delle Rimembranze, trasformando quel singolo momento in fattore ricorrente e di linguaggio. Aldilà del valore critico dell’operazione (già all’epoca il regista denigrava apertamente una certa decadenza professionale nel mondo degli anime) e del suo ostile accoglimento, potremmo ritenere che di fronte ad Oshii si fosse aperto un sentiero espressivo peculiare ma soprattutto viabile. E non tardò certo a percorrerlo, quel sentiero, dando alla luce dopo appena un anno il criptico Tenshi no Tamago (1985) in seno allo Studio Deen. Qui il tema dell’inconoscibile ritorna con pervasiva prepotenza, Oshii gli consente di erodere il filo conduttore degli eventi sin quasi al limite di rottura; quel punto non viene varcato, ma il mistero dietro alle motivazioni dei personaggi carica di valore esistenziale ogni singola circostanza descritta nell’anime
L’impulso con cui Nonomura - ancora lui - si muove verso il proprio destino è lo stesso che anima i due protagonisti in Tenshi no Tamago, entrambi incerti riguardo al senso delle proprie azioni ma consci di esistere per portarle a compimento. E sul finale, cos’è l’emergere del misterioso vascello dalle acque dell’oceano se non un richiamo alle grandi, impenetrabili forze che governano il destino e le sorti dei viventi - forze quali ad esempio Dallos?
Meriti non da poco per un OAV di secondo piano, forse destinato a non sortire mai dalla semioscurità a cui lo scorrere del tempo e delle sensibilità lo hanno relegato. Non per questo va svalutato o peggio, dimenticato. DALLOS trova senso e dignità nel suo essere tappa importante per la genesi di un paradigma espressivo nuovo, punto d’appoggio da cui un gigante del settore come Oshii è pervenuto ad una maturità piena.